Ha ancora un senso l’esecuzione musicale “live”? Certamente sì: dobbiamo ancora oggi affermare che l’evento musicale “umano” e in tempo reale è insostituibile. Tuttavia il suo senso è cambiato: in una minoranza di casi eseguire musica significa permettere ad altri di fruirne in presenza all’interno di un evento concertistico. Nella maggior parte dei casi, al contrario, si fa musica semplicemente perché è bello, perché arricchisce l’esistenza, migliora la qualità della vita e dei rapporti umani. La dimensione umanistica del fare musica si sostituisce a quella più prettamente tecnica, rivolta alla spettacolarizzazione tipica del concerto.
Ecco perché non possiamo continuare a proporre una formazione didattica tutta rivolta alla decifrazione dello spartito e al conseguimento dei relativi traguardi tecnici. Gestire la musica come si utilizza il linguaggio quotidiano è fondamentale per chi voglia trarne piacere. Ed è altrettanto fondamentale per chi intenda affrontare le molteplici sfide della professione musicale di oggi, che impone capacità di adattamento alle situazioni, versatilità nel proporre l’espressione musicale in contesti dove sia necessario accompagnare, esemplificare, coinvolgere altri nel fare musica. Tutto ciò comporta abilità di realizzazione musicale estemporanea, completamente assente nel curriculum tradizionale tuttora vigente.
La sensibilità per i rapporti fra i suoni
Versatilità ed estemporaneità
Estemporaneità e versatilità dipendono dalla capacità del soggetto di trattenere i suoni e operare attraverso di essi, dalla consapevolezza dell’evento musicale, dalla possibilità di gestirlo e modificarlo secondo una propria idea e in riferimento alle necessità del contesto. Tutto questo è reso possibile solo dallo sviluppo di un mondo sonoro interiore, un aspetto del quale è ciò che chiamiamo orecchio musicale. Non si tratta di sviluppare abilità funamboliche, tipiche ad esempio del cosiddetto orecchio assoluto, portato – a torto – ad esempio di grande prontezza musicale e ancora una volta figlio della concezione spettacolare della musica. Ciò che va sviluppato è la sensibilità per le relazioni tra i suoni, sensibilità che consente di intervenire, modificare, creare, comunicare.
Sonomusic dà concretezza a questi obiettivi formativi attraverso strumenti didattici conseguenti e adeguati.
SONOMUSIC: perché?
per una didattica musicale al passo coi tempi
Perché occorre un’altra didattica musicale
Il senso umanistico del fare musica
Lo studio dello strumento e del canto in ambito accademico (Conservatori di musica) in Italia è ancora oggi completamente rivolto all’esecuzione del repertorio, soprattutto di quello classico-romantico. Gli altri ambiti di formazione musicale (Medie e Licei musicali, Scuole di musica, lezioni private) seguono perlopiù questa stessa tendenza. L’obiettivo di questa didattica è l’ottenimento delle capacità tecniche necessarie all’esecuzione del repertorio, che viene acquisito esclusivamente attraverso la decifrazione dello spartito, ripetuta fino alla formazione e memorizzazione dei programmi motori necessari all’esecuzione stessa.
In questo modo, nella persona che fa musica la tecnica si sviluppa senza che parallelamente crescano anche il possesso del linguaggio musicale e la capacità di gestirlo praticamente: si conosce il significato esecutivo dei segni ma non la logica che li tiene insieme, che ci consentirebbe di operare autonomamente. Non ci si può allontanare dalla lettera dello spartito perché senza di esso si è muti. Non si sa creare o ricreare, ci si limita a ripetere.
Fino a parecchi decenni fa, chi avesse voluto ascoltare un brano di musica doveva bussare alla porta del musicista. Oggi questa stessa persona estrae dalla tasca il proprio smartphone e ha a disposizione per il suo ascolto un numero infinito di brani. Il ruolo del musicista è dunque cambiato radicalmente, di questo la scuola musicale non sembra essersi resa conto.